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domenica 13 aprile 2014

Immaginazione non significa menzogna

Monsieur Craistang, professore di francese a Belleville, sorprende tre suoi allievi che si passano sotto banco uno schizzo satirico: una folla inferocita marcia dietro uno striscione che recita "Craistang ti faremo la pelle". La punizione è immediata: per il giorno successivo dovranno portare portare un tema basato sull'ipotesi che i genitori possano ritornare bambini e i bambini diventare improvvisamente genitori. Ma lo scambio dei ruoli da ipotetico si fa ben presto reale e i "signori bambini" Igor, Joseph e Nourdine si trovano a dover fare la parte degli adulti in una complicata e contraddittoria Bellevile contemporanea. A dirne le avventure è il padre di Igor, Pierre, morto di Aids per una trasfusione, che nel suo pigiama a righe narra dalla tomba al cimitero Père Lachaise. Grazie alla prospettiva stravolta e intenerita della voce narrante, cose e persone sono viste in modo insieme allucinato e lucido, favoloso e dolce. E alla fine sorge il dubbio che sia stato proprio Pierre a combinare tutto per restituire un po' della felicità scomparsa con la sua morte.
Contemporaneamente alla pubblicazione del libro di Daniel Pennac in Francia nel 1998 è uscito il film omonimo diretto dall'amico Pierre Bruton. Scrittore e regista si sono sfidati e hanno lavorato assieme al progetto di raccontare, ciascuno a suo modo, la stessa storia. Unica condizione: l'uno non doveva leggere il libro prima che l'altro vedesse il film.

"Immaginazione non significa menzogna", con queste parole si apre il libro di Daniel Pennac, parole che vi accompagneranno fino alla fine della storia e che farete vostre. Un libro esilarante, ambientato in un quartiere alle porte di Parigi, che vi farà ridere, divertire, viaggiare coi personaggi per le strade della città, ma soprattutto vi farà riflettere. Perché, in fondo, se voi foste dei ragazzini di tredici anni e vi svegliaste il giorno dopo con trent'anni compiuti come vi comportereste? E se nel frattempo i vostri genitori si fossero rimpiccioliti, tornando bambini? 
Insieme a Igor, Joseph e Nourdine scopriremo come troveranno una loro soluzione al problema, cercando di capire se di vero problema si tratta.
Con una scrittura impeccabile e per nulla ostica, Pennac ci fa riflettere su cosa significa essere bambini e cosa essere genitori, e ci aiuta a capire i punti di vista di entrambi i ruoli, con le loro difficoltà, le loro gioie, i loro problemi e le loro soluzioni.
E allora ricordate: "immaginazione non significa menzogna!"

Signori bambini,
Daniel Pennac,
Feltrinelli, 1998

Buona lettura, 
Vi.

sabato 29 marzo 2014

Un romanzo spudorato, una storia d'amore, un libro che vi conquisterà

Nel giugno del 2009 Mattia Spaini, titolare di un'agenzia di comunicazione milanese, chiude un accordo con il Corriere della Sera per realizzare una serie di libri-intervista ai principali intellettuali italiani, e affida a Gabriele Dadati il compito di incontrare Manlio Castoldi, anziano romanziere brianzolo che ha sempre condotto un'esistenza appartata nella sua Seregno, due passi da Monza. È così che Gabriele comincia a frequentare lo scrittore e viene risucchiato in quel laboratorio dell'Italia potenziale che è la Brianza, dove tra astuzie e ipocrisie vige ancora un ultimo sogno di benessere mentre nel resto del Paese tutto inizia a crollare. A Seregno Gabriele conosce Tabita, la nipote di Castoldi. Con lei comincia a scoprire la Brianza notturna e la prima generazione brianzola totalmente calata nell'edonismo, senza però avere caro il valore del lavoro e della fatica. Così il ragazzo - che viene da un periodo di tremendo lutto e di insensata dissipazione sessuale - vivrà tre settimane intensissime che capovolgeranno la sua vita. Tra un tentato suicidio, sogni ricorrenti e la ricerca di una felicità forse possibile, Per rivedere te è un romanzo spudorato, dove la vita vera viene passata nel tritacarne della letteratura. Ma è anche, più semplicemente, una storia d'amore. E cioè la ricerca di qualcuno a cui poter consegnare il proprio passato perché ci salvi.

Devo proprio ammetterlo, Per rivedere te mi ha conquistata alla prima lettura. Ho avuto l'onore, e il piacere, di assistere alla fase finale della sua nascita, di poterlo sfogliare, leggere, assaporare e divorare, letteralmente. Si tratta di un libro che conquista subito, a partire dalla splendida immagine di copertina, e che non abbandonerete prima di arrivare all'ultima frase. In qualche modo seguito di Piccolo testamento (Laurana Editore, 2011), l'ultimo romanzo di Gabriele Dadati stupisce per la sincerità con la quale affronta temi sociali, culturali e quotidiani, comuni a ognuno di noi, come la ricerca dell'amore, la ricerca di quella forma affettiva in grado di salvarci da noi stessi. Un tipo unico di legame al quale ti puoi affidare totalmente, liberandoti da quella sensazione di paura, di costante equilibrio precario tra la serenità e il baratro più oscuro.

"Lo vedi. Anche i tuoi conti col passato sono lì che ti guardano e ti cercano per fare due chiacchiere. In definitiva sei quello che pretende di dire agli altri come stare al mondo, ma a parte questo: chi è che saresti, poi? La voce in testa era fastidiosa, ed era la tua". 

Potete seguire l'autore e restare sempre aggiornati sulle sue attività al sito www.gabrieledadati.it

Per rivedere te,
Gabriele Dadati,
Barney Edizioni, 2014

Buona lettura, 
Vi.

domenica 23 febbraio 2014

Ragnarok. Dall'alfa all'omega

Ragnarok è un romanzo di A. S. Byatt, una scrittrice inglese che personalmente non conoscevo, ma che ho scoperto e che mi sento di consigliare vivamente.

Il libro racconta da una parte di una bambina magra durante la seconda guerra mondiale e dall'altra la nascita e la morte degli dei di Asgard.
La bambina magra trova nei miti norreni, violenti e senza speranza di redenzione, una visione del mondo che si avvicina molto di più al terribile momento in cui sta vivendo di qualsiasi altra interpretazione le venga fornita dalla scuola o dal catechismo.

Attraverso questo libro il lettore scoprirà la nascita e la fine di un intero mondo, che nasce e muore nel suo stesso sangue.
Una mitologia lontana da quella a cui  sono abituata.

Un mondo spaventoso e crudele, popolato da divinità guerriere, giganti di ghiaccio, mostri orrendi e lupi enormi e fortissimi.
Alberi che generano il mondo, stelle come spaccature nel cranio di un vecchio Dio ucciso dai suoi figli, lupi che inseguono senza requie i cocchi del sole e della luna, sono tutti elementi che vanno a comporre questa particolare mitologia in cui né l'uomo né la speranza trovano posto, un mondo che arriva alla sua fine come la frase al suo punto.

Sebbene il libro sia brevissimo, la sua lettura necessita di tempo, poiché la scrittrice utilizza uno stile altamente descrittivo in cui ogni parola ha la consistenza di un sasso.
E' un libro cesellato, come un altorilievo, in cui ogni parola è importante e necessaria per andare a comporre un'opera minuziosa e particolareggiata, in cui ci si può perdere nei dettagli.
La narrazione ha la densità del miele, fluisce lentamente e con costanza, non è dura, ma richiede una certa attenzione.

Un libro piccolo, ma che contiene un mondo intero.

Buona lettura,

Effe

Ragnarok,
A. S. Byatt,
2013, Einaudi

mercoledì 12 febbraio 2014

Una discesa senza ritorno nell'Io

In un'afosa notte di giugno un giovane di neanche trent'anni si sveglia, si alza dal letto nel quale giace una ragazza che non ama ed esce sul terrazzino a fumare. Ripensa a Vittorio, intellettuale cinquantenne, uomo curioso e rigoroso, amabile e solitario, morto un mese prima: un tumore al cervello gli ha mangiato il corpo, la libertà, la parola. Il giovane era diventato, non per obbligo scolastico ma per elezione, il suo allievo. Quasi il figlio adottivo. E la morte del padre adottivo ha fatto coagulare in lui le sostante più preziose dell'insegnamento ricevuto: la passione argomentativa, la disponibilità, il sentimento di essere custode di un bene. La storia di un'educazione, di una perdita, di un'eredità.
Una storia molto personale, certo, ma anche un capitolo di storia di questa Italia che va in disfacimento e forse morirà, senza lasciare ai propri figli un'eredità precisa.

Una storia privata, un'elaborazione del lutto ancora tutta da compiere, un flusso di pensieri e un'esaltazione continua di parole, una dietro l'altra, compongono le pagine di questo volume. Con uno stile asciutto, freddo e a tratti quasi tagliente, l'autore vi accompagnerà in un viaggio personale, che parte da una storia di amicizia, di amore, di ragazze usate, di morte per finire poi in una profonda introspezione, una lenta e inesorabile discesa nell'Io dell'autore che ha compiuto, nell'arco di queste pagine, la sua metamorfosi in scrittore.
Candidato al Premio Strega, Piccolo testamento, non vi coinvolgerà sentimentalmente, non vi farà provare compassione o empatia per la storia e i personaggi presenti, vi lascerà però inermi e svuotati. Si tratta di un libro di poco più di cento pagine, la lettura vi prenderà quindi poco tempo, al contrario dei successivi pensieri che vi affolleranno la testa per giorni, appena terminato il libro.


Piccolo Testamento,
Gabriele Dadati,
Laurana Editore, 2011

P.S. Un consiglio... non perdetevi il prossimo libro di Gabriele Dadati, seguito di Piccolo Testamento, in uscita a fine marzo!

Buona lettura, 
Vi.

venerdì 6 settembre 2013

Il Libraio di Selinunte, pifferaio magico di parole.

Nicolino è stato bambino a Selinunte quando ancora la gente conosceva le parole, ora invece non è più così.
Da svariati anni, ormai, tutti gli abitanti della città si sono dimenticati il significato delle parole e con questo la capacità di esprimere qualcosa che vada oltre i bisogni basilari.
Nicolino, al contrario, non ha dimenticato nulla e sa perché è successo questo, è stato il libraio, quell'omino piccolo e brutto come un folletto che un giorno era comparso dal nulla e, senza chiedere nulla, aveva aperto una libreria dove i libri non si compravano ma si ascoltavano.
La gente si sa è malfidente, e quell'ometto, quel folletto maligno, proprio non lo vogliono; ne ridono, lo scansano,  lo temono, fino all'inevitabile tragedia.
Da questa tragedia assolutamente umana ne consegue una inspiegabile, insieme al Libraio spariscono anche tutti i libri e le parole.

In questo libro Vecchioni racconta di un bambino dall'animo sensibile che viene rapito dalla magia delle parole scritte, che si lascia trasportare da queste in un posto senza luogo né tempo e che scopre emozioni che non conosceva, eppure già erano dentro il suo cuore.
Il Libraio di Selinunte è un libro che racconta di come l'animo umano sia profondamente legato alla parola e si esprima tramite questa. La parola è il veicolo dell'anima.
Se la gente dimenticasse il significato delle parole e dei nomi, presto dimenticherebbe anche il significato delle cose, della storia e, infine, dei sentimenti.
La parola è il modo in cui la nostra anima si esprime, nei libri ci sono milioni, anzi miliardi, di parole e quindi milioni di anime ci vivono e sopravvivono.

Un testo adatto a chi ama leggere e ama i libri.
Una favola breve che si scaverà un posto nel vostro cuore, almeno per me è stato così!

Buona lettura,

Effe.
Il Libraio di Selinunte,
Roberto Vecchioni,
2004, Einaudi



Vi metto anche il link della canzone omonima!
Buon ascolto!


venerdì 19 luglio 2013

E L'ECO RISPOSE. Mosaico Afgano.

Un padre e due fratelli, Abdullah e Pari, camminano lungo la strada lunga e polverosa che dal loro piccolo villaggio porta alla grande città, Kabul.
Non sanno cosa li aspetterà.
Abdullah ha il presentimento che qualcosa di terribile stia per accadere, è per questo che incurante della volontà del padre ha deciso di accompagnare la sorella in questo viaggio verso l'ignoto.
E' così che i due fratelli, il cui legame è molto più forte di un semplice vincolo di sangue, saranno costretti a separarsi e da questo strappo prende l'avvio la storia di questo romanzo che ricostruisce le vicende di una famiglia, ma anche di un paese, attraverso continenti e generazioni.

Fare un riassunto della trama di questo romanzo è molto difficile perché si presenta come un insieme di episodi separati, nel tempo e nello spazio, attraverso i quali siamo in grado di ricostruire la storia della famiglia di Abdullah e Pari lungo un lasso di tempo di più di sessant'anni.

Una sorta di mosaico in cui ogni tessera è indispensabile per comprendere il disegno finale; ogni capitolo ci racconta una vita diversa, ma, messe tutte insieme, queste vite ci danno un quadro, se non completo, per lo meno ampio di cosa sia stato e sia tutt'ora l'Afghanistan.
L'Afghanistan e soprattutto cli Afgani sono il centro della narrazione, disparate tipologie di persone che cercano di trovare il loro posto nel mondo, che cercano di dare un senso alla loro vita.
Il ricco e il povero, quello che viene allontano per garantire una vita migliore sia a lui che agli altri, chi decide di abbandonare il proprio paese per salvarsi e cercare fortuna altrove, e chi, invece, resta e vede questo, il suo paese, cedere e sgretolarsi sotto i colpi di una storia inclemente.

Le dinamiche familiari, soprattutto quelle tra fratelli, sono la materia prima con cui l'autore plasma i caratteri dei suoi personaggi, indaga uno dei rapporti più difficili da definire e imprevedibili nei risultati, i fratelli possono essere simili o assolutamente differenti, amarsi o invidiarsi.
I personaggi di Hosseini non sono né buoni né cattivi, operano le loro scelte sul momento, per necessità, e ne subiscono le conseguenze.

Profondo e non scontato, questo è il romanzo di Hosseini che mi ha convinto di più.

Buona lettura,

Effe.
E l'eco rispose,
Khaled Hosseini,
2013, Piemme.

giovedì 27 giugno 2013

Chiedi alla luna. Non puoi fuggire da te stesso.

Matthew Homes è un bambino di nove anni quando suo fratello Simon, affetto dalla sindrome di down, muore.
Questo avvenimento segna un punto di non ritorno per il bambino, che si trova di fronte a una situazione che non è in grado di gestire e capire fino in fondo.

Il rapporto con la madre depressa e iperprotettiva, il costante senso di colpa e l'incapacità di lasciare andare il ricordo del fratello accompagneranno Matthew nel corso della crescita, rendendo sempre più difficile distinguere la realtà dal ricordo e dalla fantasia, fino alla totale perdita di controllo e la conseguente diagnosi di schizofrenia.

Il libro, narrato in prima persona, appare come una sorta di confessione del protagonista che, quasi con intento catartico, decide di affidare alla carta stampata la sua versione dei fatti, il rapporto con i genitori e i nonni, Simon che ricomincia a parlagli attraverso le cose più semplici (l'acqua che scorre, il sole che filtra dalla finestra), la lenta ma inesorabile discesa verso la completa perdita di sincronia con il mondo, il rapporto con medici e assistenti sociali.
Attraverso le sue parole Matthew ci racconta tutto questo.
Ci mostra la sua malattia, ci spiega come sia un serpente strisciante che conosce tutto quello che lui stesso conosce e, proprio per questo, impossibile da ingannare, impossibile da fuggire.
Una malattia che gli ruba la vita.

Con il suo romanzo d'esordio, Nathan Filer, oltre che scrittore, infermiere specializzato nel seguire persone con problemi mentali, racconta ciò che vede tutti i giorni: uomini che hanno perso il contatto con la realtà ma che, come Matthew, portano in sé una loro verità e una loro visione del mondo.

Buona lettura,

Effe.
Chiedi alla luna,
Nathan Filer,
2013, Feltrinelli.

venerdì 21 giugno 2013

Quando la realtà si scontra con la fantasia

Tre generazioni di donne: la fredda matriarca, le sue nipoti e in mezzo, allo stesso tempo figlie e madri, Iris e Joséphine, sorelle dal carattere completamente diverso. La prima è bella, ricca e vive un matrimonio in apparenza felice; la seconda è stata abbandonata dal marito e deve fare i conti con due figlie da crescere e una serie infinita di difficoltà finanziarie. Anche i loro sogni sono differenti: Iris spera in una brillante carriera da sceneggiatrice, Joséphine vuole affermarsi come studiosa di storia medievale. Ma le loro piatte esistenze subiscono un'improvvisa trasformazione. Durante una cena Iris conosce un editore e gli fa credere, per darsi un tono, di essere alle prese con la stesura di un romanzo, restando però preda della propria bugia. Davanti all'offerta dell'uomo di pubblicarlo, si rivolgerà alla sorella chiedendo la sua complicità per scriverlo: l'una intascherà il successo, l'altra il denaro. In un crescendo di tensioni, il destino riserverà alle protagoniste incredibili sorprese, soprattutto quando il libro diventerà un best-seller. Una girandola di eventi che si susseguono fino all'ultima pagina, esplorando le pieghe più intime della natura umana.

Questa è la trama riportata sul libro stesso, forse non è accattivante come dovrebbe, forse troppo dettagliata in certe parti e troppo vaga in altre, ma qualcosa mi ha spinto a leggerlo e vorrei far arrivare quel qualcosa anche a voi. Anche se la trama potrebbe non ispirare molto scritta così, date una possibilità a questo libro; è la storia di tre generazioni di donne, delle loro vite, dei loro amori e dei loro dolori, ma in fondo è un po' la storia di tutti noi. In questo romanzo c'è tutto: i nostri successi, i nostri fallimenti, i nostri dolori e le nostre gioie e come reagiamo alle prove che la vita ci sottopone. Scritto da un ex insegnante francese, poi diventata giornalista, Katherine Pancol in questo esordio da il meglio di sè; pubblicato nel 2009 da Baldini Castoldi Dalai editore in pochi anni è diventato uno dei maggiori successi editoriali della casa editrice. Un romanzo sempre attuale, incentrato sull'amore, la famiglia, il lavoro, il successo, la morte e la vita, senza mai scadere nel banale. E non fraintendete, nonostante le protagoniste siano principalmente donne non è un romanzo esclusivamente femminile, tutt'altro! Se dopo la lettura di questo primo libro, anche voi come me vi innamorerete di dell'autrice, della sua scrittura e della sua ironia nell'affrontare qualunque situazione, e non potrete fare a meno di chiedervi cosa accadrà alle vite dei protagonisti, allora non potete non leggere i due libri seguenti che compongono la trilogia, di cui questo è il primo: "Il valzer lento delle tartarughe" e "Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì".

Questo romanzo si svolge a Parigi. Eppure si incontrano coccodrilli. Questo romanzo parla di uomini. E di donne. Quelle che siamo, che vorremmo essere, che forse diventeremo. Questo romanzo è la storia di una menzogna. Ma anche una storia di amori, di amicizie, di tradimenti, di denaro, di sogni. Questo romanzo è pieno di lacrime e sorrisi. Questo romanzo è la vita.

Gli occhi gialli dei coccodrilli
Katherine Pancol
B&C Dalai editore, 2009

Aggiungo anche la copertina con cui si trova attualmente nelle librerie:










e le due copertine dei libri seguenti della trilogia:




Buona lettura, 
Vi.

martedì 18 giugno 2013

Il Maestro e Margherita. Pleased to meet you hope you guess my name.


Uno spilungone con un pince-nez crepato, un piccoletto dai capelli rossi, un grosso, grasso gatto parlante e un misterioso occultista di nome Woland, ecco come si presenta l'inatteso ensemble che porterà lo scompiglio fra l'intelighenzia moscovita staliniana.
Se poi, come in questo caso, sotto le spoglie di questi strani personaggi si nascondessero il Diavolo e i suoi aiutanti, venuti sulla terra per dare una lezione agli esponenti di una società corrotta, ipocrita e che ha fatto della delazione la sua seconda natura, il risultato non potrà che essere un grottesco e tragicomico affresco della società sovietica della prima metà del Novecento.
Ma anche il diavolo ha i suoi figli e figliastri, sono il Maestro e Margherita, il primo uno scrittore incompreso che si è visto rifiutare da tutti il suo romanzo, la seconda la sua amante; solo a loro due Woland sarà disposto ad accordare la pace ultraterrena.

Scritto da Bulgakov in una decina d'anni, lasciato incompiuto e ultimato dalla moglie nel 1941,  per poi essere pubblicato postumo tra il 1966 e il 1967 a causa di un travagliato rapporto con la censura, il Maestro e Margherita è un libro meraviglioso in cui la critica sociale si copre di un'ironia sfacciata e di un sarcasmo tagliente.
Il libro nasce dalla necessità dell'autore di fornire la sua visione della società Russa del tempo, dipingendo un ritratto a tinte fosche e grottesche di quella stessa società indigesta e amorale che non ha voluto dare spazio tanto all'autore quanto al suo personaggio.
La critica ad una classe dirigente sempre più chiusa in sé stessa ed attenta esclusivamente ai propri interessi lascia trapelare la sensazione di abbandono, solitudine e incomprensione in cui vive la gente comune; una situazione talmente esasperata che ormai sembra poter essere scalfita solo dal Diavolo in persona.

Con una teoria di personaggi nati da una mente geniale si snoda la storia: da una parte i corrotti, gli inetti, gli arraffoni, dall'altra una coppia di amanti sfortunati, che vivono ai margini di una società che non li rappresenta, nel mezzo il Diavolo e i suoi compagni, un concentrato di ironica malvagità.

Mentre lo stavo leggendo qualcuno mi ha detto: "vorrei non averlo mai letto per poterlo leggere di nuovo la prima volta".

Buona lettura,
Effe.
Il  Maestro e Margherita,
Bulgakov,
1966-1967.

sabato 8 giugno 2013

NEL SEGNO DELLA PECORA. Nippon wonderland.

La vita di un giovane pubblicitario viene improvvisamente stravolta quando un losco individuo gli affida un compito che non può rifiutare: trovare una pecora.
Ha poco tempo e un unico indizio: la pecora ha una macchia a forma di stella sulla schiena.
Così, volente o nolente, il nostro giovane pubblicitario dovrà allontanarsi dalla sua tranquilla quanto monotona vita, per lasciarsi trasportare sempre più a fondo in un Giappone grottesco e popolato da personaggi sempre più strani.

Questo è il primo romanzo di Murakami eppure si presenta come un'opera solida e matura, nella quale sono già presenti tutti i tratti distintivi della sua poetica futura.
I suoi protagonisti sono sempre persone normali, con una vita normalissima al limite dell'insignificante, che si trovano tutto d'un tratto a dover fronteggiare situazioni inaspettate che spalancano le loro porte su un mondo diverso, onirico, che, con la sua forza centripeta, cerca di inghiottirli.
Si arriva così inevitabilmente a dubitare della realtà, a non riuscire più a distinguere con chiarezza cosa appartenga al mondo fisico e cosa a quello metafisico.
I romanzi di Murakami si presentano sempre come un passaggio dall'ordinario allo stra-ordinario, inteso proprio come qualcosa che è oltre, e i suoi protagonisti sono sempre delle cerniere che uniscono questi due luoghi.

L'unico consiglio che posso darvi, se deciderete di leggere questo libro, o qualsiasi libro di questo scrittore, è di non fare resistenza, di abbandonarvi al flusso della narrazione senza farvi domande. 
Affidatevi al libro, fatevi prendere per mano da questo magico narratore e lasciatevi condurre nel suo personale "mondo delle meraviglie".

Buona lettura,
Effe.
 Nel segno della pecora
Haruki Murakami
1982, Giappone
1992, Longanesi
2010, Einaudi (edizione corrente)

venerdì 7 giugno 2013

Addio ai sentimentalismi!

"Mi chiamo Don Tillman, ho trentanove anni e sono un professore di genetica presso l'Università di Melbourne. Ho una posizione ben retribuita, seguo un'alimentazione strutturata e regolare, ho molta cura del mio fisico. Nel regno animale, non avrei alcuna difficoltà a trovare una compagna e a riprodurmi. Perciò, il motivo per cui sono ancora scapolo mi è oscuro. Tuttavia ho fatto una scoperta incredibile: statisticamente, gli uomini sposati sono in media più felici... e vivono più a lungo! Per questo ho dato vita a un progetto: il Progetto Moglie. Ho elaborato un algoritmo perfetto che mi consentirà di escludere le candidate inadatte - le fumatrici, le ritardatarie, le schizzinose, quelle troppo attente al loro aspetto... e tutte quelle che non rispondono agli altri criteri che ho incluso nelle sedici pagine del mio questionario. Questo è il resoconto scientifico - anche se mi hanno spiegato che si definisce romanzo - degli esiti del mio      progetto."

Con queste parole inizia "L'amore è un difetto meraviglioso", primo libro di Graeme Simsion, australiano non estraneo alla scrittura grazie al suo passato di sceneggiatore. Romanzo premiato in patria con un prestigioso premio (il Victorian Premier's Literary Awards), è stato il più conteso all'ultima fiera di Francoforte.  Leggendo questo libro vi ritroverete tra le mani un personaggio a dir poco singolare, in cerca della perfezione in qualunque ambito della propria vita, partner compresa. Per questo affida la scelta della donna ideale a un questionario di sedici pagine, attraverso il quale scarta tutte le candidate fumatrici, vegetariane, ritardatarie, non sportive, che bevono senza moderazione...e con un gusto di gelato preferito! Ma tutta la quotidianità di Don verrà stravolta dall'arrivo del ciclone Rosie, esatto opposto della partner ideale.
Un libro di 303 pagine e tutte 303 vi faranno sorridere; una storia esilarante con un protagonista insolito, per cui proverete compassione e simpatia allo stesso tempo (paragonabile, per gli amanti di Big Bang Theory, a Sheldon Cooper). Uno spaccato sulla società contemporanea, sul significato della parola "strano" e su come ci si possa sentire estranei e soli anche nel bel mezzo di una moltitudine di persone; ma tra quella moltitudine ci sarà sempre qualcuno in grado di comprenderci, esattamente così come siamo.
Buon divertimento!

L'amore è un difetto meraviglioso,
Graeme Simsion
Longanesi, 14.90€, p.303

Buona lettura,
Vi.

martedì 4 giugno 2013

«Se tu avessi potuto scegliere, Georg, cosa avresti fatto?»

Georg Røed ha quindici anni e conduce una vita tranquilla. Un giorno trova una lettera che suo padre Jan gli aveva scritto prima di morire – quando Georg era ancora molto piccolo – e che aveva poi nascosto nella fodera del passeggino, affinché il figlio la potesse trovare una volta grande. In questa lettera il padre racconta la storia della “Ragazza delle arance”, da lui incontrata per caso su un tram di Oslo. Qui i due si scambiano un’occhiata fugace. Pochi minuti più tardi, il giovane crede che alla ragazza stia per cadere un grosso sacchetto di carta colmo di arance. Si lancia verso di lei, col risultato che tutte le arance finiscono sul pavimento. La ragazza gli dà del cretino, scende alla fermata successiva, gli chiede se può prendersi un’arancia, e il giovane annuisce sbigottito. Passano alcune settimane e i due si incontrano di nuovo in un caffè. Anche questa volta lei regge un grosso sacchetto pieno di arance. Per un intero, interminabile minuto i due si guardano. Poi, con un movimento pieno di grazia, la ragazza si alza ed esce dal caffè, con l’inseparabile sacchetto tra le braccia. Jan la vede con le lacrime agli occhi. I due, finora, si sono scambiato soltanto pochissime parole. Il resto è un mistero al quale Georg si appassiona immediatamente e che lo riguarda molto da vicino.

L’autore, Jostein Gaarder, nato a Oslo nel 1952, è più conosciuto per il suo romanzo Il mondo di Sofia, un trattato filosofico e sulla storia della filosofia sotto forma di romanzo, che lo ha reso famoso a livello mondiale.

Ne La ragazza delle arance Jostein Gaarder effettua una profondissima analisi sul senso della vita e sulla sua precarietà, attraverso un intrigante, e insieme ben riuscito, alternarsi delle due voci narranti: quella di Georg e quella del padre Jan, attraverso la lettera che gli ha lasciato. Quest’indagine che effettua l’autore è il filo conduttore di tutto il romanzo, accompagnato da un altro dei più grandi misteri nella vita di un uomo: l’amore. La ragazza delle arance compare e scompare continuamente dalla vita di Jan; e lui decide di spiegare, come può, questo fortissimo sentimento al figlio, ancora troppo piccolo forse per comprenderlo fino in fondo. All’interno della narrazione il padre fa una domanda ricorrente a Georg: «Se tu avessi potuto scegliere, Georg, cosa avresti fatto?»; quesito che l’autore, in realtà, pone direttamente ai suoi lettori, i quali, per poter rispondere, dovranno scavare profondamente all’interno di loro stessi.

Servono poche parole per poter definire questo romanzo, basti dire che si tratta di un gioioso inno alla vita, un invito al carpe diem, a consumare fino in fondo ogni giorno che ci viene dato.

Buona lettura,
Vi.

Mr. GWYN, la hall di un albergo.

In realtà questa sarà la recensione di due libri ma sono talmente legati che separarli sarebbe stato un delitto, come separare due fratelli gemelli.

Partiamo dall'inizio.

Mr. Gwyn è uno scrittore che si è stancato di fare lo scrittore, decide di reinvetarsi, d'ora in poi scriverà ritratti.
Mr. Gwyn quindi molla tutto e, dopo aver trovato una ragazza che gli faccia da assistente con volontà e abnegazione, si dedica alla sua nuova missione.

La cosa che rende questo racconto veramente meraviglioso però non è la trama, in questo racconto sono i dettagli che creano un'atmosfera magica, onirica e consolatoramente famigliare.
E' nei dettagli che Baricco nasconde la magia, la sorpresa si cela in cose semplici e all'apparenza insignificanti, se leggerete mai questo libro, o se l'avete già letto tanto meglio, mi piacerebbe sapere anche voi vi siete commossi leggendo dell'uomo che costruisce le lampadine.
La bellezza struggente di cose di poco conto, ecco cosa, secondo me, fa di questo libro un libro che merita veramente di essere letto e, soprattutto, amato.
Come una sfumatura di luce, una macchia di muffa sul soffitto, un parquet rovinato possano celare in sé stessi la poesia della vita.

Baricco è senza dubbio uno dei miei scrittori preferiti e Mr. Gwyn è senza dubbio uno dei suoi romanzi più belli.


"Tre volte all'alba" invece è un libro che Baricco ha immaginato mentre scriveva Mr. Gwyn, a un certo punto
nel romanzo si cita un piccolo libro, ovviamente è un libro inventato ad hoc, ma Baricco ha poi deciso di scrivere proprio quel libro immaginario.
Quel libro immaginario è diventato "Tre volte all'alba".

Due personaggi, tre incontri, tre volte la prima volta.
questo libro è una perla, un esercizio di stile, una storia autonoma e autoconclusiva che ricorda un serpente che si more la coda, in un tempo impossibile ma verosimile.

Anche se, se proprio dovessi scegliere uno dei due libri sceglierei senza ombra di dubbio il primo, anche questo ha una sorta di sua perfetta bellezza.
La storia forse non ha la profondità e la bellezza di Mr. Gwyn ma questo libro vi regalerà sicuramente almeno un sorriso tra le pagine.


Due libri semplicemente adorabili.

Buona lettura,
Effe.
Mr. Gwyn
Alessandro Baricco
2011, Feltrinelli.

Tre volte all'alba
Alessandro Baricco
2012, Feltrinelli.

venerdì 31 maggio 2013

BARBABLU'. Non aprite quella porta.


Saturnine è una giovane insegnante belga che vive in una costosissima Parigi, un giorno trova in affitto un lussuoso appartamento da condividere con l'eccentrico proprietario, il Grande di Spagna don Elmirio Nibaly Milcar, nessuna restrizione, faccia come se fosse a casa propria, può andare dove vuole, solo, mi raccomando, non provi mai ad aprire la stanza con la porta nera. Saturnine, che è una ragazza estremamente sveglia, sente puzza di bruciato, in effetti non è la prima inquilina dell'appartamento, prima di lei altre altre otto donne hanno occupato le sue stanze e tutte sono misteriosamente sparite senza lasciare straccia.


Una storia che porta a domandarsi fino a che punto è lecito arrivare per proteggere quella parte di noi che non siamo disposti a condividere con nessuno.
Una storia che porta a fare i conti con quella stanza dalla porta nera e con l'irresistibile tentazione che ci spinge verso ciò che ci è precluso.
Una storia che ci suggerisce che in fondo nessuno è immune dalla forza di seduzione, dalla forza di portarci dalla sua parte, del buio e dell'orrore, che sono fuori e, soprattutto, dentro di noi.

Come sempre Amélie Nothomb da vita a personaggi il cui tratto distintivo è la logica stringente alla quale si attengono, nessuno mai nei suoi romanzi si muove spinto dal caso ma sempre da una necessità definitiva posata su basi salde e ben argomentate, c'è sempre un metodo nella follia dei suoi personaggi.
Con una prosa netta e tagliente come la lama di un coltello, la Nothomb vi srotolerà davanti agli occhi il filo rosso dei pensieri di questo folle Grande di Spagna, agghiacciante nella sua lucidità, e il tentativo di Saturnine di opporvisi con il buon senso.

Un dialogo stralunato ma lucido che riporta alle origini dell'opera della scrittrice, che ci affascina con rimandi culturali che vanno dall'antico al moderno senza soluzione di continuità e con un simbolismo profondo che permea il libro intero.
102 pagine di puro piacere.

Buona lettura,

Effe.

Barbablù
Amélie Nothomb
2013, Voland




mercoledì 29 maggio 2013

IL LATO POSITIVO. Ovvero come non sia necessario il lieto fine per vivere "felici e contenti".





Pat è stato nel "postaccio", non si ricorda per quanto tempo, ma deve essere stato tanto, sono cambiate un sacco di cose nella sua vita, ora che sua mamma è venuta a prenderlo e lo ha riportato a casa.
Una volta a casa Pat dovrà fare i conti con un mondo che non riconosce più come suo, troppe cose sono cambiate in questo tempo non meglio identificato in cui è stato via, tutti i ricordi della sua vita di prima, della vita con Nikki sono spariti. Perchè?
Perchè nessuno gli vuole dire che cos'è successo dopo l'incidente? Perchè tutti lo vogliono tenere lontano dalla sua Nikki?
Ma pat non si abbatte, nel "postaccio" ha imparato a credere fermamente nel lieto fine, nel pensiero positivo.
Così a dispetto di tutti Pat cerca di migliorarsi per Nikki, per diventare la persona che lei avrebbe voluto che fosse, quando stavano insieme, ma che lui era troppo sciocco per voler diventare, vedendo come è cambiato lei deciderà di tornare da lui, ne è sicuro.

Con questo libro in soggettiva verrete catapultati nella mente di Pat, in un modo fatto di positività a tutti i costi, non importa di quello che dicono gli altri.
Un libro che vi farà sorridere con le lacrime agli occhi, perché non si può non voler bene a questo adorabile disadattato, per giunta ottimista, che cerca in tutti i modi di venire a patti con un mondo cinico e spietato per ritrovare la sua normalità.
Ma non vi innamorerete solo di Pat ma di tutti i personaggi di questo libro, la mamma amorevole, forte della sua fragilità, il papà anaffettivo e scontroso, il meraviglioso strizzacervelli indiano tifosissimo degli Eagle, il fratello, l'amico e la vicina di casa ninfomane, ciascuno, a modo suo, assolutamente straordinario e verissimo nella sua normalità.

E se la vita proprio non ti concede il lieto fine che vorresti, con questo libro potresti accorgerti che forse non è necessario per vivere "felici e contenti".

Buona lettura,

Effe.


Il lato positivo,
di Matthew Quick,
2013, Salani

già uscito nel 2009 come
L'orlo argenteo delle nuvole.