mercoledì 18 giugno 2014

Una vita banale, un miracolo letterario

William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato; mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita; per quasi quarant'anni è infelicemente sposato alla stessa donna; ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo; per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. 

La trama di questo libro è riassumibile così, in poche parole, in queste poche righe. E non sembra nulla di promettente vero? Eppure John Williams riesce a compiere un vero e proprio miracolo letterario: trasforma una storia banale e non troppo avvincente in un romanzo che ha dell'incredibile. Forse all'inizio vi chiederete come mai tutti ne parlano così bene, cosa ci avranno mai trovato di così eccezionale; be' non demordete, continuate a leggere e non potrete più farne a meno. Pagina dopo pagina non riuscirete ad abbandonare William Stoner, non riuscirete a non provare empatia e pietà per lui, per le vicende che affronta ma, soprattutto, per come le affronta.
Si tratta di un romanzo che, una volta terminato, ci si sente di consigliare perché parla di vita, una vita che all'apparenza può sembrare irrilevante ma che, in fondo, è pur sempre unica.

Stoner,
John Williams,
Fazi Editore, 2012

Buona lettura, 
Vi.

P.S. Degna di nota anche la postfazione di Peter Cameron; un modo eccellente per chiudere il libro ed essere certi di aver appena finito di leggere quello che, senza mezzi termini, si può definire un capolavoro.

sabato 17 maggio 2014

Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché

James ha 18 anni e vive a New York. Finita la scuola, lavoricchia nella galleria d'arte della madre, dove non entra mai nessuno: sarebbe arduo, d'altra parte, suscitare clamore intorno a opere di tendenza come le pattumiere dell'artista giapponese che vuole restare Senza Nome. Per ingannare il tempo, e nella speranza di trovare un'alternativa all'università ("Ho passato tutta la vita con i miei coetanei e non mi piacciono granché"), James cerca in rete una casa nel Midwest dove coltivare in pace le sue attività preferite - la lettura e la solitudine -, ma per sua fortuna gli incauti agenti immobiliari gli riveleranno alcuni allarmanti inconvenienti della vita di provincia. Finché un giorno James entra in una chat di cuori solitari e, sotto falso nome, propone a John, il gestore della galleria che ne è un utente compulsivo, un appuntamento al buio...

Ho finito questo libro qualche giorno fa, ma ho deciso di non scrivere subito cosa ne pensassi di getto, ho preferito aspettare e rifletterci su. Si tratta di uno di quei libri che quando li finisci ti lasciano una specie di amaro in bocca, un vuoto che non sai bene come spiegare. Un deserto che richiama quello della New York estiva incredibilmente descritta in queste pagine. L'assenza è il centro narrativo di questo romanzo: l'assenza di persone per le strade della città e l'assenza di amore, amici e affetti nella vita di James. Ed è proprio questa assenza, questa totale solitudine, che il protagonista cerca: vorrebbe solo trasferirsi nel Midwest e trascorrere il resto della sua vita leggendo, evitando così il contatto con i suoi coetanei e qualunque forma di rapporto umano che, in effetti, lo disgusta, provocandogli crisi di panico.
E' difficile spiegare perché leggere questo libro, ma è ancora più difficile non farlo.
Nel 2011 il romanzo è diventato un film diretto da Roberto Faenza: il più classico dei consigli che posso darvi, però, è quello di leggere prima il libro e solamente dopo vedere il film.


Un giorno questo dolore ti sarà utile,
Peter Cameron,
Adelphi, 2007

Buona lettura,
Vi.



domenica 13 aprile 2014

Immaginazione non significa menzogna

Monsieur Craistang, professore di francese a Belleville, sorprende tre suoi allievi che si passano sotto banco uno schizzo satirico: una folla inferocita marcia dietro uno striscione che recita "Craistang ti faremo la pelle". La punizione è immediata: per il giorno successivo dovranno portare portare un tema basato sull'ipotesi che i genitori possano ritornare bambini e i bambini diventare improvvisamente genitori. Ma lo scambio dei ruoli da ipotetico si fa ben presto reale e i "signori bambini" Igor, Joseph e Nourdine si trovano a dover fare la parte degli adulti in una complicata e contraddittoria Bellevile contemporanea. A dirne le avventure è il padre di Igor, Pierre, morto di Aids per una trasfusione, che nel suo pigiama a righe narra dalla tomba al cimitero Père Lachaise. Grazie alla prospettiva stravolta e intenerita della voce narrante, cose e persone sono viste in modo insieme allucinato e lucido, favoloso e dolce. E alla fine sorge il dubbio che sia stato proprio Pierre a combinare tutto per restituire un po' della felicità scomparsa con la sua morte.
Contemporaneamente alla pubblicazione del libro di Daniel Pennac in Francia nel 1998 è uscito il film omonimo diretto dall'amico Pierre Bruton. Scrittore e regista si sono sfidati e hanno lavorato assieme al progetto di raccontare, ciascuno a suo modo, la stessa storia. Unica condizione: l'uno non doveva leggere il libro prima che l'altro vedesse il film.

"Immaginazione non significa menzogna", con queste parole si apre il libro di Daniel Pennac, parole che vi accompagneranno fino alla fine della storia e che farete vostre. Un libro esilarante, ambientato in un quartiere alle porte di Parigi, che vi farà ridere, divertire, viaggiare coi personaggi per le strade della città, ma soprattutto vi farà riflettere. Perché, in fondo, se voi foste dei ragazzini di tredici anni e vi svegliaste il giorno dopo con trent'anni compiuti come vi comportereste? E se nel frattempo i vostri genitori si fossero rimpiccioliti, tornando bambini? 
Insieme a Igor, Joseph e Nourdine scopriremo come troveranno una loro soluzione al problema, cercando di capire se di vero problema si tratta.
Con una scrittura impeccabile e per nulla ostica, Pennac ci fa riflettere su cosa significa essere bambini e cosa essere genitori, e ci aiuta a capire i punti di vista di entrambi i ruoli, con le loro difficoltà, le loro gioie, i loro problemi e le loro soluzioni.
E allora ricordate: "immaginazione non significa menzogna!"

Signori bambini,
Daniel Pennac,
Feltrinelli, 1998

Buona lettura, 
Vi.

sabato 29 marzo 2014

Un romanzo spudorato, una storia d'amore, un libro che vi conquisterà

Nel giugno del 2009 Mattia Spaini, titolare di un'agenzia di comunicazione milanese, chiude un accordo con il Corriere della Sera per realizzare una serie di libri-intervista ai principali intellettuali italiani, e affida a Gabriele Dadati il compito di incontrare Manlio Castoldi, anziano romanziere brianzolo che ha sempre condotto un'esistenza appartata nella sua Seregno, due passi da Monza. È così che Gabriele comincia a frequentare lo scrittore e viene risucchiato in quel laboratorio dell'Italia potenziale che è la Brianza, dove tra astuzie e ipocrisie vige ancora un ultimo sogno di benessere mentre nel resto del Paese tutto inizia a crollare. A Seregno Gabriele conosce Tabita, la nipote di Castoldi. Con lei comincia a scoprire la Brianza notturna e la prima generazione brianzola totalmente calata nell'edonismo, senza però avere caro il valore del lavoro e della fatica. Così il ragazzo - che viene da un periodo di tremendo lutto e di insensata dissipazione sessuale - vivrà tre settimane intensissime che capovolgeranno la sua vita. Tra un tentato suicidio, sogni ricorrenti e la ricerca di una felicità forse possibile, Per rivedere te è un romanzo spudorato, dove la vita vera viene passata nel tritacarne della letteratura. Ma è anche, più semplicemente, una storia d'amore. E cioè la ricerca di qualcuno a cui poter consegnare il proprio passato perché ci salvi.

Devo proprio ammetterlo, Per rivedere te mi ha conquistata alla prima lettura. Ho avuto l'onore, e il piacere, di assistere alla fase finale della sua nascita, di poterlo sfogliare, leggere, assaporare e divorare, letteralmente. Si tratta di un libro che conquista subito, a partire dalla splendida immagine di copertina, e che non abbandonerete prima di arrivare all'ultima frase. In qualche modo seguito di Piccolo testamento (Laurana Editore, 2011), l'ultimo romanzo di Gabriele Dadati stupisce per la sincerità con la quale affronta temi sociali, culturali e quotidiani, comuni a ognuno di noi, come la ricerca dell'amore, la ricerca di quella forma affettiva in grado di salvarci da noi stessi. Un tipo unico di legame al quale ti puoi affidare totalmente, liberandoti da quella sensazione di paura, di costante equilibrio precario tra la serenità e il baratro più oscuro.

"Lo vedi. Anche i tuoi conti col passato sono lì che ti guardano e ti cercano per fare due chiacchiere. In definitiva sei quello che pretende di dire agli altri come stare al mondo, ma a parte questo: chi è che saresti, poi? La voce in testa era fastidiosa, ed era la tua". 

Potete seguire l'autore e restare sempre aggiornati sulle sue attività al sito www.gabrieledadati.it

Per rivedere te,
Gabriele Dadati,
Barney Edizioni, 2014

Buona lettura, 
Vi.

martedì 11 marzo 2014

Un noir claustrofobico

In un torrido ferragosto bolognese, tre persone entrano insieme nell'ascensore di un palazzo di venti piani, una grande torre bianca che svetta su un quartiere popolare. Di colpo si spengono le luci, e i tre si trovano intrappolati tra l'undicesimo e il dodicesimo piano. Claudia è una studentessa omosessuale che per pagarsi gli studi è costretta a fare la cameriera in un bar. Ha solo voglia di rientrare nel suo appartamento per farsi una doccia. Tomas è un ragazzo di sedici anni che vive nel palazzo coi genitori. Sta scappando di casa e deve raggiungere Francesca per fuggire con lei verso una nuova vita. Aldo Ferro è proprietario di tre noti locali, marito e padre, ma anche efferato serial killer e produttore di snuff movies casalinghi. Non vive in quel palazzo, ma vi custodisce i ferri del mestiere. Ha molta fretta: deve tornare in una baracca tra le montagne dove, incatenata ma ancora viva, c'è la sua ultima vittima a cui ha staccato la pelle del viso per poi riattaccargliela con i chiodi, ma capovolta. Quella che inizia nell'ascensore bloccato, tra il caldo, la sete, la lotta per l'aria, i cellulari impazziti, è un'incalzante suspense story beffarda e crudele che col passare delle ore assume contorni surreali, minacciando di precipitare a ogni istante nel puro orrore di un incubo senza fine.

Sulla scia di "American Psycho", il romanzo ideale per riscoprire un autore italiano, con una prosa tagliente e decisa, condita qua e là da ingredienti macabri e torbidi. Nel 2008 ne è stato tratto anche un film, dall'omonimo titolo.
Un romanzo claustrofobico, dal finale incerto e totalmente inaspettato ma, soprattutto, incredibilmente attuale a distanza di dieci anni.

Blackout,
Gianluca Morozzi,
Guanda, 2004

Buona lettura, 
Vi.

domenica 23 febbraio 2014

Ragnarok. Dall'alfa all'omega

Ragnarok è un romanzo di A. S. Byatt, una scrittrice inglese che personalmente non conoscevo, ma che ho scoperto e che mi sento di consigliare vivamente.

Il libro racconta da una parte di una bambina magra durante la seconda guerra mondiale e dall'altra la nascita e la morte degli dei di Asgard.
La bambina magra trova nei miti norreni, violenti e senza speranza di redenzione, una visione del mondo che si avvicina molto di più al terribile momento in cui sta vivendo di qualsiasi altra interpretazione le venga fornita dalla scuola o dal catechismo.

Attraverso questo libro il lettore scoprirà la nascita e la fine di un intero mondo, che nasce e muore nel suo stesso sangue.
Una mitologia lontana da quella a cui  sono abituata.

Un mondo spaventoso e crudele, popolato da divinità guerriere, giganti di ghiaccio, mostri orrendi e lupi enormi e fortissimi.
Alberi che generano il mondo, stelle come spaccature nel cranio di un vecchio Dio ucciso dai suoi figli, lupi che inseguono senza requie i cocchi del sole e della luna, sono tutti elementi che vanno a comporre questa particolare mitologia in cui né l'uomo né la speranza trovano posto, un mondo che arriva alla sua fine come la frase al suo punto.

Sebbene il libro sia brevissimo, la sua lettura necessita di tempo, poiché la scrittrice utilizza uno stile altamente descrittivo in cui ogni parola ha la consistenza di un sasso.
E' un libro cesellato, come un altorilievo, in cui ogni parola è importante e necessaria per andare a comporre un'opera minuziosa e particolareggiata, in cui ci si può perdere nei dettagli.
La narrazione ha la densità del miele, fluisce lentamente e con costanza, non è dura, ma richiede una certa attenzione.

Un libro piccolo, ma che contiene un mondo intero.

Buona lettura,

Effe

Ragnarok,
A. S. Byatt,
2013, Einaudi

mercoledì 12 febbraio 2014

Una discesa senza ritorno nell'Io

In un'afosa notte di giugno un giovane di neanche trent'anni si sveglia, si alza dal letto nel quale giace una ragazza che non ama ed esce sul terrazzino a fumare. Ripensa a Vittorio, intellettuale cinquantenne, uomo curioso e rigoroso, amabile e solitario, morto un mese prima: un tumore al cervello gli ha mangiato il corpo, la libertà, la parola. Il giovane era diventato, non per obbligo scolastico ma per elezione, il suo allievo. Quasi il figlio adottivo. E la morte del padre adottivo ha fatto coagulare in lui le sostante più preziose dell'insegnamento ricevuto: la passione argomentativa, la disponibilità, il sentimento di essere custode di un bene. La storia di un'educazione, di una perdita, di un'eredità.
Una storia molto personale, certo, ma anche un capitolo di storia di questa Italia che va in disfacimento e forse morirà, senza lasciare ai propri figli un'eredità precisa.

Una storia privata, un'elaborazione del lutto ancora tutta da compiere, un flusso di pensieri e un'esaltazione continua di parole, una dietro l'altra, compongono le pagine di questo volume. Con uno stile asciutto, freddo e a tratti quasi tagliente, l'autore vi accompagnerà in un viaggio personale, che parte da una storia di amicizia, di amore, di ragazze usate, di morte per finire poi in una profonda introspezione, una lenta e inesorabile discesa nell'Io dell'autore che ha compiuto, nell'arco di queste pagine, la sua metamorfosi in scrittore.
Candidato al Premio Strega, Piccolo testamento, non vi coinvolgerà sentimentalmente, non vi farà provare compassione o empatia per la storia e i personaggi presenti, vi lascerà però inermi e svuotati. Si tratta di un libro di poco più di cento pagine, la lettura vi prenderà quindi poco tempo, al contrario dei successivi pensieri che vi affolleranno la testa per giorni, appena terminato il libro.


Piccolo Testamento,
Gabriele Dadati,
Laurana Editore, 2011

P.S. Un consiglio... non perdetevi il prossimo libro di Gabriele Dadati, seguito di Piccolo Testamento, in uscita a fine marzo!

Buona lettura, 
Vi.

giovedì 30 gennaio 2014

Per viaggiare comodamente seduti in poltrona...

Un originale percorso attraverso 80 casi editoriali in cui s’intrecciano storie letterarie di successi, tirature, copertine e stroncature. Che cosa hanno in comune Addio alle armi di Hemingway e Gomorra di Saviano? Che cosa avvicina Chiedi alla polvere di Fante a Harry Potter della Rowling? Un volume per viaggiare stando seduti in poltrona, senza data prevista per il rientro a casa. Con una cartina di geografia letteraria dei best seller internazionali e un inserto a colori, unico nel suo genere, con le copertine nelle diverse edizioni degli 80 successi editoriali del secolo.

Il libro “Il giro del mondo in 80 libri. Viaggio tra i successi editoriali contemporanei” (con presentazione di Valentina Fortichiari, Edizioni Santa Caterina, Pavia 2013, pp. 688, euro 22) nasce dagli studenti della sesta edizione del Master in Professioni e Prodotti dell’Editoria, organizzato dall’Università di Pavia e dal Collegio Universitario S. Caterina di Pavia, uno dei più affermati master per la preparazione di giovani laureati destinati a inserirsi nel mondo editoriale.

Il volume prende in esame alcuni dei più grandi capolavori dei cinque continenti, partendo proprio dal grande successo editoriale che li ha contraddistinti.

Un libro diverso da tutto il resto che c'è in commercio, un libro che vi farà conoscere altri libri...insomma cosa volete di più??

Disponibile al sito http://www.mastereditoria.it/, verrà ufficialmente presentato il 13 febbraio alle ore 17,30 al Collegio Santa Caterina da Siena, a Pavia. Non dimenticatevelo e accorrete numerosi!

I testi sono di: Francesca Albergo, Valeria Auzino, Giulia Bernardini, Giorgio Berruto, Chiara Bertino, Veronica Bonalumi, Elena Bracchi, Ivana Carnevale, Benedetta Casella, Stefano Costa, Raffaele Deantoni, Giulia Di Girolamo, Sara Di Rosa, Elena Gazzin, Valentina Ghidini, Sara Ibrahim, Heidi Iuorno, Giulia Lubian, Elena Marigo, Stefano Maschio, Michela Milani, Jacopo Orlando, Alessandra Padovan, Francesco Palmieri, Valeria Parise, Samuele Parravicini, Nadia Pestelli, Giada Sacchetti, Ludovica Santoro, Sofia Scartezzini, Marta Seminari, Margherita Vecchiati, Silvia Vincelli, Francesca Zara.


Inoltre domenica 2 febbraio ricordatevi di comprare "La Repubblica", Armando Besio ne parlerà nella sezione Booknews!

Il giro del mondo in 80 libri,
Edizioni Santa Caterina, 2013


Buona lettura, 
Vi.



sabato 11 gennaio 2014

Per le più romantiche...

Le coincidenze non esistono. Aurélie Bredin ne è sicura. Giovane e attraente chef, Aurélie gestisce da qualche anno il ristorante di famiglia, Le Temps des cerires. È in quel piccolo locale con le tovaglie a quadri bianchi e rossi in rue Princesse, a due passi da boulevard Saint-Germain, che il padre della ragazza ha conquistato il cuore della futura moglie grazie al suo famoso "Menu d'amour". Ed è sempre lì, circondata dal profumo di cioccolato e cannella, che Aurélie è cresciuta e ha trovato conforto nei momenti difficili. Ora però, dopo una brutta scottatura d'amore, neanche il suo inguaribile ottimismo e l'accogliente tepore della cucina dell'infanzia riescono più a consolarla. Un pomeriggio, più triste che mai, Aurélie si rifugia in una libreria, dove si imbatte in un romanzo intitolato "Il sorriso delle donne". Incuriosita, inizia a leggerlo e scopre un passaggio del libro in cui viene citato proprio il suo ristorante. Grata di quel regalo inatteso, decide di contattare l'autore per ringraziarlo. Ma l'impresa è tutt'altro che facile. Ogni tentativo di conoscere lo scrittore - un misterioso ed elusivo inglese - viene bloccato da André, l'editor della casa editrice francese che ha pubblicato il romanzo. Aurélie non si lascia scoraggiare e, quando finalmente riuscirà nel suo intento, l'incontro sarà molto diverso da ciò che si era aspettata.


Sarà la magia di Parigi, sarà la magia della cucina e dei dolci, sarà la magia dei libri, saranno molte piccole cose che fanno di questo libro una piacevole lettura. Ovviamente non serve specificare che si tratta di una lettura per un pubblico prevalentemente femminile, quindi è a voi care lettrici a cui mi rivolgo. Prendetelo in una domenica pomeriggio di pioggia, mettetevi comode e iniziate la lettura accompagnata da una tazza di the o cioccolata e scoprirete che non riuscirete più a smettere fino a quando non saprete la verità e non verranno svelati tutti i misteri. Scritto da entrambi i punti di vista, di Aurélie e André, questo romanzo, uscito in sordina e diventato famoso grazie al passaparola, vi farà sognare ad occhi aperti, facendovi vivere la magia di una città come Parigi. Per chiunque di voi sia stata almeno una volta nella città dell'amore, la ritroverete magistralmente descritta in queste pagine, con tutto il romanticismo e la bellezza che la contraddistinguono.
Una lettura poco pretenziosa e piacevole, in grado di rendervi ottimiste e che vi farà sognare ad occhi aperti...


Gli ingredienti segreti dell'amore, 
Nicolas Barreau,
Feltrinelli, 2011


PS. Per chiunque di voi si innamori dell'autore vi segnalo anche i suoi libri successivi: "Con te fino alla fine del mondo" e "Una sera a Parigi".
PPS. Provate anche a cucinare il famoso "Menu d'amour" riportato in fondo al libro!

Buona lettura, 
Vi.

venerdì 20 dicembre 2013

Lasciatevi conquistare da un nuovo giallo nordico!

Dan Sommerdahl vive nella tranquilla cittadina di Christianssund, affacciata su un fiordo pittoresco, con delizioso porticciolo, un quartiere di ville eleganti e un'orribile zona pedonale. È un quarantenne di successo in temporanea crisi esistenziale. Brillante pubblicitario, l'ultimo avanzamento della carriera gli ha provocato una depressione dalla quale stenta a riprendersi, nonostante una famiglia affettuosa e un cane molto amato. Ma quando l'amico di sempre Flemming Torp, ispettore di polizia, lo coinvolge nell'inchiesta per l'omicidio di una giovane donna avvenuto nella sua stessa agenzia, Dan sembra ritrovare l'energia. La conoscenza delle abitudini e delle relazioni tra i colleghi e il suo senso dell'osservazione si rivelano doti preziose nella sua nuova carriera di detective. Cinico e sentimentale, brillante e spiritoso, Dan si appassiona al gioco e si butta a capofitto nelle indagini che conducono a una rete, alla quale molti tra i cittadini benestanti della comunità in cui vive sembrano segretamente aderire. Una sorta di associazione umanitaria che offre aiuto alle donne in fuga da sfruttatori senza scrupoli. Ma è davvero aiuto quello che le vittime ricevono?


Squadra che vince non si cambia! E così la Marsilio resta fedele ai gialli nordici, vincendo la scommessa. Un thriller avvincente, ambientato nella tranquilla e gelida cittadina di Christianssund, in Danimarca, dove Dan (soprannominato il Detective Calvo) si troverà suo malgrado coinvolto in un'intricata storia di omicidi e reti segrete. Un giallo come abbiamo detto, ma anche un libro denuncia sulla tratta delle schiave diffusa, purtroppo, in tutto il mondo. L'autrice dimostra così di essere sensibile all'argomento e tra le righe conduce una piccola polemica sulle leggi riguardanti la protezione delle immigrate, delle prostitute straniere che decidono di collaborare con la giustizia.
Un libro avvincente, un vero giallo dall'epilogo insospettabile e un thriller in grado di mettervi i brividi... non solo per il tipico clima gelido danese!



Nessuno conosce il mio nome,
Anna Grue,
Marsilio, 2013


Buona lettura, 
Vi.

venerdì 6 dicembre 2013

Vi colpirà l'anima

Un monaco zen siede nel silenzio della sua cella, prende un pennello e con grande concentrazione fa un cerchio che si chiude, l'ultimo gesto della mano su questa terra. Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos'è stata la sua vita e di cos'è la vita: «Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto», dice. Così, all'Orsigna, sotto un albero a due passi dalla gompa, la sua casetta in stile tibetano, in uno stato d'animo meraviglioso, racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità. E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo. Ai giovani in particolare ricorda l'importanza della fantasia, della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera, vera, in cui riconoscersi. La sua proverbiale risata e la tonalità inimitabile della sua voce, che qui si è cercato di restituire intatte, lasciano trasparire la serenità di chi non lotta più, felice di un'esistenza fortunata, ricca di avventura e amore. Questo libro è un testo unico che racchiude tutti i suoi libri precedenti, ma anche li precede e li supera. «Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte.» Un testo che è il suo ultimo regalo: il nuovo libro di Tiziano Terzani.


"...e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un'ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita?"

Con queste parole Tiziano Terzani invita il figlio Folco ad ascoltare il suo ultimo racconto, una rivisitazione della sua vita passata in giro per il mondo (Cina e Asia in primis), ma anche una sorta di testamento spirituale.
Leggere questo libro è quasi come assistere a una chiacchierata tra padre e figlio, quasi come essere con loro all'Orsigna, un posto magico secondo Terzani, preferito anche alla sua amata Asia per trascorrere i suoi ultimi mesi di vita. Un dialogo tra padre e figlio iniziato col canto del cuculo e finito tre mesi dopo; un dialogo sincero, profondo, intimo, partendo dall'infanzia in povertà di Terzani per arrivare ai primi viaggi in Asia (Cambogia, Vietnam, Cina, India e il fallimento del Giappone), attraverso la sua carriera, i suoi scritti, i suoi libri, per arrivare poi al ritiro ascetico sull'Himalaya e al suo ritiro dal mondo nella gompa dell'Orsigna.
Un libro sincero sull'incredibile vita di quest'uomo, in grado di mostrarti l'importanza di fermarsi un attimo in un mondo in cui tutto si muove sempre troppo in fretta, l'importanza del silenzio, dell'ammirare un paesaggio e di sentirsi parte di un tutto. Un libro illuminante, nella sua semplicità di dialogo, e a tratti lungimirante come si può vedere da questa citazione che risale al 2006 (anno di uscita del volume):


"Piccoli negozi che chiudono per lasciare spazio ai supermercati; fabbriche che scompaiono perché cambia l'economia; gente che viene sottoposta a ritmi di lavoro spaventosi, che vive in cubicoli sempre più piccoli, sempre più sola, sempre più alienata. Oggi è così, qui in Italia."

La vita è un viaggio e nessuno è in grado di spiegarti come va vissuta, però c'è sempre da imparare leggendo come l'hanno vissuta altri prima di noi. Non c'è solo un motivo per leggere questo libro, ma preferisco che siano direttamente le parole di Tiziano Terzani a consigliarvelo:


"Allora, questa è la fine, ma è anche l'inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato c'è un senso."




 La fine è il mio inizio,
Tiziano Terzani,
Longanesi, 2006 

Buona lettura,
Vi.

sabato 9 novembre 2013

La trilogia del Cimitero dei Libri Dimenticati

A Barcellona una mattina d'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all'oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un mondo di misteri e intrighi legato alla figura di Juliàn Carax, l'autore di quel volume. Daniel ne rimane folgorato, mentre dal passato iniziano a emergere storie di passioni illecite, di amori impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e di un macabro segreto custodito in una villa abbandonata. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti parallelismi con la propria vita...





Non si tratta certamente di una novità e credo che siano in pochi ormai a non aver letto la trilogia del Cimitero dei Libri Dimenticati, eppure entrando in libreria lo potrete trovare ancora in bella mostra, esposto su una pila, non infilato in uno scaffale. Perché Zafon ha la capacità di attrarti a sé, di rapirti con le parole, le immagini e tenerti stretto fino all'ultima pagina del libro. La trama può sembrare banale, o creata commercialmente per vendere, giocando sul fatto che la maggior parte dei lettori vorrebbe davvero che esistesse un posto in cui poter mettere al sicuro i libri e salvarli. Quasi fosse un tentativo di richiamare alla memoria la ragazzina di Fahrenheit 451, che andava contro la legge pur di salvare i libri dal rogo. 
A Zafon però non si possono certo negare incredibili doti di scrittura, arricchite da una altrettanto incredibile capacità di descrizione. Chiunque sia stato almeno una volta nella sua vita a Barcellona la ritroverà immediatamente in questo libro. Ogni angolo, ogni via, ogni scorcio sembrerà quasi parlarvi, ricordarvi che voi lì ci siete stati, e non potrete fare a meno che immaginarvi di fianco a Daniel, il giovane protagonista della storia, e vivere con lui questo viaggio tra passato e presente, tra la Barcellona di ieri e quella di oggi.

A questo libro ne seguono altri due: Il gioco dell'angelo e Il prigioniero del cielo. Leggeteli e poi abbandonate immediatamente Zafon, se ve ne siete innamorati non leggete più nient'altro suo in modo da conservare ancora quell'alone di romanticismo che la sua scrittura e le sue storie vi lasciano nella memoria. Purtroppo il successo dilagante da questo suo primo libro lo ha costretto a scriverne molti altri in troppo poco tempo, rendendoli così tutti simili tra di loro e totalmente privi della magia che lega invece questa sua trilogia.


Il gioco dell'angelo
Il prigioniero del cielo

















L'ombra del vento, 
Carlos Ruiz Zafon
Mondadori, 2006

Buona lettura, 
Vi.

venerdì 11 ottobre 2013

L'amicizia è per sempre

Due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L'uno è figlio di un medico ebreo, l'altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un'amicizia del cuore, un'intesa perfetta e magica. Un anno dopo il loro legame è spezzato. Questo accade in Germania, nel 1933...

Racconto di straordinaria finezza e suggestione L'amico ritrovato è apparso nel 1971 negli Stati Uniti ed è poi stato pubblicato in Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna, Germania, Israele e Portogallo; arriva in Italia nel 1986, pubblicato da Feltrinelli.

Il racconto si basa sui reali ricordi dell'adolescenza rivissuti dall'autore, Fred Uhlman. Nucleo centrale del libro è l'amicizia tra i due protagonisti, un'amicizia che nasce quasi per caso, grazie a una passione comune, e continuerà fino a quando non sarà il mondo intero ad ostacolarla. Infatti, questo forte legame che lega i due ragazzi, si spezzerà dopo solo un anno quando, con la promulgazione delle leggi razziali, il giovane ebreo Hans sarà costretto a fuggire negli Stati Uniti. Il loro rapporto si era, però, incrinato già da diverso tempo; da quando Konradin, sotto la pressione dei genitori, decise di iscriversi al partito nazionalsocialista. Quest'episodio segnerà per sempre la loro amicizia. Solo dopo un'intera vita i due amici potranno ritrovarsi, instaurando un profondo legame spirituale, un legame esistente solo nelle vere amicizie, che va oltre i tempi e i confini.

Ho riletto questo libro dopo molti anni, comprendendone meglio certi aspetti, ma già ricordo che mi colpì molto quando lo dovetti leggere da ragazzina per la scuola. Uno dei capolavori del secolo scorso che, in meno di cento pagine, rende eccezionalmente l'idea di amicizia, di quel legame vero e profondo che, anche se sembra spezzarsi, in qualche modo ci ritrova sempre.

L'amico ritrovato,
Fred Uhlman,
Feltrinelli, 1986

Buona Lettura,
Vi.

giovedì 12 settembre 2013

Il surreale, l'amore... la realtà


Colin è un giovane parigino ricco e annoiato. Passa il tempo dedicandosi a ricette inverosimili, strimpellando bizzarri strumenti di sua invenzione, bighellonando con Chick, il suo migliore amico, un ingegnere spiantato e sperperone che ha uno strano pallino: collezionare le opere di Jean-Sol Partre. Poi, nella vita del signorino, entra in modo esplosivo l'amore. L'incontro con la bella Chloé è un colpo di fulmine: decidono di sposarsi nel giro di pochi giorni. Per la cerimonia nuziale Colino non bada a spese. Nella chiesa, ridipinta di fresco a strisce gialle e viola, entrano anche le nuvole, profumate di coriandolo e di erbe di montagna. Gli sposini si imbarcano in un lungo e stralunato viaggio di nozze nel Sud della Francia, scortati dal cuoco di Colin, Nicolas. Al ritorno dal viaggio Chloé però non sta bene, si ammala. Nei suoi polmoni si annida un male terribile, una ninfea che le impedisce di respirare.Mentre il tempo scorre sempre più veloce, l'appartamento dove vivono, inizialmente di dimensioni faraoniche, si fa sempre più stretto...

Solo leggendo la trama si può capire che non si ha tra le mani un comunissimo libro, ma qualcosa di più. E non solo per il significato o la trama; sono le parole e i personaggi a rendere questa storia magica, nel senso più comune del termine. Infatti, leggendo La schiuma dei giorni, si è catapultati dentro un mondo del tutto fuori dall'ordinario, surreale; sembra quasi di entrare direttamente nella testa dell'autore, Boris Vian, circondati da simpatici topini, case che mutano forma e dimensioni, fantasiose e molte volte immangiabili ricette. Non lo si può inserire in nessun genere preciso, se non nell'ampissima e infinita definizione di romanzo, per quanto è straordinario e fuori dagli schemi.
Un libro particolare, un autore folle. Leggendolo possiamo capire come la fantasia umana non abbia limiti e come sia giusto non porgliene. Nonostante il finale via via sempre più tragico, è un libro in grado di risvegliare in chiunque la fantasia e l'immaginazione di quando si era bambini.

P.S: chiunque di voi sappia molto bene il francese consiglio di leggerlo in lingua originale per apprezzare meglio i vari giochi di parole e le metafore linguistiche e Vian ama usare.

P.P.S: Oggi, 12 settembre, è uscito al cinema il film tratto da questo libro, "Mood Indigo" con Audrey Tautou, di cui vi mostro la locandina:



"Questa storia è totalmente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi." - Boris Vian












La schiuma dei giorni,
Boris Vian,
Marcos y Marcos, 2005

Buona lettura, 
Vi.

venerdì 6 settembre 2013

Il Libraio di Selinunte, pifferaio magico di parole.

Nicolino è stato bambino a Selinunte quando ancora la gente conosceva le parole, ora invece non è più così.
Da svariati anni, ormai, tutti gli abitanti della città si sono dimenticati il significato delle parole e con questo la capacità di esprimere qualcosa che vada oltre i bisogni basilari.
Nicolino, al contrario, non ha dimenticato nulla e sa perché è successo questo, è stato il libraio, quell'omino piccolo e brutto come un folletto che un giorno era comparso dal nulla e, senza chiedere nulla, aveva aperto una libreria dove i libri non si compravano ma si ascoltavano.
La gente si sa è malfidente, e quell'ometto, quel folletto maligno, proprio non lo vogliono; ne ridono, lo scansano,  lo temono, fino all'inevitabile tragedia.
Da questa tragedia assolutamente umana ne consegue una inspiegabile, insieme al Libraio spariscono anche tutti i libri e le parole.

In questo libro Vecchioni racconta di un bambino dall'animo sensibile che viene rapito dalla magia delle parole scritte, che si lascia trasportare da queste in un posto senza luogo né tempo e che scopre emozioni che non conosceva, eppure già erano dentro il suo cuore.
Il Libraio di Selinunte è un libro che racconta di come l'animo umano sia profondamente legato alla parola e si esprima tramite questa. La parola è il veicolo dell'anima.
Se la gente dimenticasse il significato delle parole e dei nomi, presto dimenticherebbe anche il significato delle cose, della storia e, infine, dei sentimenti.
La parola è il modo in cui la nostra anima si esprime, nei libri ci sono milioni, anzi miliardi, di parole e quindi milioni di anime ci vivono e sopravvivono.

Un testo adatto a chi ama leggere e ama i libri.
Una favola breve che si scaverà un posto nel vostro cuore, almeno per me è stato così!

Buona lettura,

Effe.
Il Libraio di Selinunte,
Roberto Vecchioni,
2004, Einaudi



Vi metto anche il link della canzone omonima!
Buon ascolto!


giovedì 29 agosto 2013

L'autobiografia più onesta di sempre

"Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l'essenza della mia vita..." Andre Agassi.

Bastano queste poche righe per convincere chiunque, non solo gli appassionati di tennis, che si tratta di un libro non solo da leggere, ma da avere. Uscito in Italia da due anni ormai, non abbandona le prime posizioni delle classifiche dei libri più venduti, come se Agassi, dopo aver conquistato il mondo del tennis, volesse conquistare anche quello dei libri, riuscendoci.
Queste pagine racchiudono la storia della sua vita, senza segreti o omissioni, Agassi ripercorre la sua carriera tennistica a partire da quando era bambino e il padre lo costringeva a colpire 2500 palline al giorno contro il "drago" perché "se colpisci 2500 palle al giorno, cioè 17500 la settimana, cioè un milione di palle l'anno, non potrai che diventare il numero uno". Un padre dispotico che ha dato inizio a una delle carriere più controverse del mondo tennistico; 21 anni di carriera vissuti attraverso le ribellioni di un adolescente, a partire dalla cresta ai capelli ossigenati, dall'orecchino alle tenute più da musicista punk che da tennista. Andre Agassi ha sconvolto il mondo del tennis e continua a farlo con questo libro, dove tutto è stampato e nulla è tenuto nascosto. Ripercorre le sue vittorie ma anche le sue sconfitte con i momenti bui della propria carriera; match contro Jimmy Connors, McEnroe, lo storico rivale Pete Sampras, ma anche Roger Federer vengono raccontati, analizzati e commentati dall'autore-tennista. Incontri e vita privata si mescolano in queste pagine, dove Agassi parla apertamente del rapporto col padre, dei suoi più grandi amici, tra cui l'enorme e vice-padre Gil, e dei suoi due matrimoni, con Brooke Shields e Steffi Graf.
Un libro onesto, sincero, così come sinceri ed espressivi sono gli occhi dell'autore in copertina. Un libro che colpisce dritto al cuore e fa capire che una vita apparentemente invidiabile, sempre sotto ai riflettori, nasconde in realtà diversi lati oscuri.

"Ho scoperto tardi la magia dei libri. Dei miei tanti errori che vorrei che i miei figli evitassero, questo è quasi in cima alla lista." Andre Agassi

Open. La mia storia,
Andre Agassi,
Einaudi, 2001

Vi consiglio anche la visione del filmato:

Buona lettura, 
Vi.

giovedì 25 luglio 2013

Un fiume di parole in piena che vi travolgerà

Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente dalla tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito.

Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di aver ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza dell'amico Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta.
Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare una risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.

Scrivo subito dopo averlo finito e aver finalmente dato una risposta a quella domanda che tanto tormentava il protagonista e i lettori: chi ha ucciso Nola Kellergan? Per prima cosa voglio dirvi di prepararvi perchè lo divorerete; appena lo inizierete non riuscirete più a staccarvene, leggere sarà più forte di voi, perché vorrete sapere anche voi la verità sul caso Harry Quebert. E quando lo finirete le sue quasi 800 pagine vi sembreranno poche, ne vorrete ancora e non potrete fare a meno che sentirvi vicini a tutti i personaggi che Dicker, l'autore, descrive e imprime sulla pagina in modo magistrale. Vi sentirete talmente partecipi della storia che vi sembrerà che sia successa per davvero e durante tutto il racconto cambierete continuamente l'opinione che vi siete fatti su ogni singolo personaggio; alla fine nessuno di loro sembrerà più quello che era all'inizio della storia. Un giallo che, oltre a essere molto ben scritto, tiene col fiato sospeso fino alla fine, senza lasciar intuire nulla, se non nel momento giusto; cosa indispensabile per un buon giallo ma che, purtroppo, non si trovata da un po'.
Questo libro però non è semplicemente un thriller, una storia di omicidio, ma è molte altri racconti insieme: una storia d'amore e le vicende di un giovane scrittore, il quale riesce a intrecciare nella trama anche una specie di vademecum per riuscire a scrivere un buon libro che faccia parlare le persone, e questo lo è certamente.
Sbaragliando la concorrenza di Dan Brown, "La verità sul caso Harry Quebert" si trova ancora ai vertici delle classifiche, inducendo milioni di lettori a porsi la stessa domanda che pervade il romanzo: chi ha ucciso la piccola Nola Kellergan?
Degno di nota anche un richiamo letterario del celebre "Lolita" di Nabokov, che traspare dalla continua ripetizione e sillabazione del nome dell'amata: N-O-L-A.
L'unica cosa su cui mi sento di polemizzare riguarda l'editore italiano (Bompiani) a causa della presenza di qualche refuso all'interno del testo; ma sono errori talmente minimi che solo i lettori più pignoli se ne accorgeranno e, d'altronde, sono accettabili su un libro di una tale mole.

La verità sul caso Harry Quebert,
Joel Dicker,
Bompiani, 2013

Buona lettura, 
Vi.



venerdì 19 luglio 2013

E L'ECO RISPOSE. Mosaico Afgano.

Un padre e due fratelli, Abdullah e Pari, camminano lungo la strada lunga e polverosa che dal loro piccolo villaggio porta alla grande città, Kabul.
Non sanno cosa li aspetterà.
Abdullah ha il presentimento che qualcosa di terribile stia per accadere, è per questo che incurante della volontà del padre ha deciso di accompagnare la sorella in questo viaggio verso l'ignoto.
E' così che i due fratelli, il cui legame è molto più forte di un semplice vincolo di sangue, saranno costretti a separarsi e da questo strappo prende l'avvio la storia di questo romanzo che ricostruisce le vicende di una famiglia, ma anche di un paese, attraverso continenti e generazioni.

Fare un riassunto della trama di questo romanzo è molto difficile perché si presenta come un insieme di episodi separati, nel tempo e nello spazio, attraverso i quali siamo in grado di ricostruire la storia della famiglia di Abdullah e Pari lungo un lasso di tempo di più di sessant'anni.

Una sorta di mosaico in cui ogni tessera è indispensabile per comprendere il disegno finale; ogni capitolo ci racconta una vita diversa, ma, messe tutte insieme, queste vite ci danno un quadro, se non completo, per lo meno ampio di cosa sia stato e sia tutt'ora l'Afghanistan.
L'Afghanistan e soprattutto cli Afgani sono il centro della narrazione, disparate tipologie di persone che cercano di trovare il loro posto nel mondo, che cercano di dare un senso alla loro vita.
Il ricco e il povero, quello che viene allontano per garantire una vita migliore sia a lui che agli altri, chi decide di abbandonare il proprio paese per salvarsi e cercare fortuna altrove, e chi, invece, resta e vede questo, il suo paese, cedere e sgretolarsi sotto i colpi di una storia inclemente.

Le dinamiche familiari, soprattutto quelle tra fratelli, sono la materia prima con cui l'autore plasma i caratteri dei suoi personaggi, indaga uno dei rapporti più difficili da definire e imprevedibili nei risultati, i fratelli possono essere simili o assolutamente differenti, amarsi o invidiarsi.
I personaggi di Hosseini non sono né buoni né cattivi, operano le loro scelte sul momento, per necessità, e ne subiscono le conseguenze.

Profondo e non scontato, questo è il romanzo di Hosseini che mi ha convinto di più.

Buona lettura,

Effe.
E l'eco rispose,
Khaled Hosseini,
2013, Piemme.

venerdì 12 luglio 2013

Un racconto di vita, una confessione

"Fai bei sogni" è la storia di un segreto rimasto nascosto in una busta per quarant'anni. Non si tratta però di un segreto qualunque, perché riguarda uno dei drammi peggiori da affrontare nella nostra vita: la morte della propria madre. In questo caso Massimo (ebbene sì Massimo, perché dopo che si finisce il libro ci si sente terribilmente vicini all'autore, si prova dell'empatia nei suoi confronti e lo si sente nostro amico, verrebbe voglia di alzare la cornetta e chiamarlo) quindi, Massimo, ha dovuto affrontare la perdita della madre alla tenera età di nove anni. Il libro è un racconto di come si possa affrontare la vita senza una figura di tale importanza, le conseguenze che hanno avuto sulle scelte, specialmente quelle in amore, compiute dall'autore; ma soprattutto il libro è un racconto e insieme un'analisi di come il nostro Io razionalizza e cerca di arginare il dolore per un'improvvisa scomparsa come questa. E quando finalmente sembra che Massimo abbia trovato un suo particolare modo di vivere e di stare bene insieme agli altri, nonostante continui a camminare a testa bassa e sulle punte dei piedi perché ha paura di guardare il cielo e allo stesso tempo ha paura di stare sulla Terra, ecco che scopre la verità, cosa realmente è successo a sua madre. Così tutto il dolore nascosto, ai margini della propria anima, torna in superficie e, questa volta, non è solo dolore, ma è misto a rabbia e Massimo deve trovare un nuovo modo per affrontarlo, emarginarlo e ricominciare a vivere e poter finalmente appoggiare i piedi per terra e alzare la testa verso il cielo.

Un libro, un'autobiografia, un racconto di vita, una confessione. Ci sono moltissimi modi per definire questo testo, in cui l'autore, Massimo Gramellini vicedirettore della Stampa, si mette a nudo di fronte al lettore, raccontandogli tutto, senza remore o vergogna. Romanzo nato da una semplice chiacchierata in casa editrice, ad oggi ha venduto più di un milione di copie. Per cui, se tra voi fosse rimasto ancora qualcuno che non l'ha letto, fatelo. Capirete come in una vita non sia tutto perfetto, e come il dolore non guardi in faccia nessuno e colpisca tutti allo stesso modo.

Fai bei sogni,
Massimo Gramellini,
Longanesi, 2012

Buona lettura, 
Vi.

martedì 2 luglio 2013

Una battaglia per la vita

Quando stai per avere un figlio lo sai che ad aspettarti c'è l'uragano. Sai che alla meraviglia si mescolerà la fatica delle notti in bianco, dei pianti incomprensibili e del tempo che sparisce. Quello che non ti aspetti, mai, è che da un giorno all'altro l'uragano ti trascini nello stesso ospedale in cui tuo figlio è nato poche settimane prima. In un luogo cosi impronunciabile che devi inventartene un altro, di nome: Oncologia pediatrica, il Regno di Op. Ma c'è un'altra cosa che non ti aspetti, e che scopri pian piano; una verità che ha il profumo dei pop-corn, i colori dei pennarelli, il suono di una canzone o di una ninnananna. Perché i bambini, anche quando sono malati, restano sempre soprattutto bambini.
La battaglia di Paola e di suo figlio si intreccia con quella di tante altre famiglie, di tanti bimbi di tutte le età, combattenti piccolissimi e invincibili, e con quella di chi nelle stanze del Grande Ospedale non è di passaggio: le infermiere, i portantini, i medici che "ogni giorno, come i pompieri, provano a spegnere il fuoco". 


Non si tratta della classica lettura leggera da spiaggia, sotto l'ombrellone, mentre ci si rilassa tra un bagno e l'altro; assolutamente no. E' una lettura più impegnativa, certamente, più amara, angosciante e a tratti commovente. Un libro che leggi d'un fiato, perché vuoi sapere cosa succede ad Angelo, ai suoi genitori Paola e Marco, e a tutti gli altri bambini che affollano, purtroppo, il Regno di Op. Ma soprattutto perché non puoi smettere di pensare, le domande ti si affollano in testa e cerchi una risposta in ogni pagina, ogni riga, ogni virgola. Purtroppo però nessuno ha una risposta. Ma la guerra che si combatte al Regno di Op finisce, prima o poi. E quando esci in piedi, da una guerra così, ti senti che la vuoi raccontare. Ecco come nasce questa storia di solidarietà e resistenza, questa "maratona sui carboni ardenti" che Paola Natalicchio ci restituisce con una voce nitida e pungente, persino allegra, capace di scardinare il dolore per trasformarlo in coraggio. Una lettura che resta.

Paola Natalicchio è giornalista, attivista e ottimista. Ha iniziato a raccontare della battaglia sua e di suo figlio scrivendo su un blog, che poi è diventato un libro. Paola Natalicchio è tante cose, ma soprattutto è madre.

Il regno di Op,
Paola Natalicchio,
Einaudi, 2013

Buona lettura, 
Vi.